Il Risorgimento a Lucca

IL RISORGIMENTO A LUCCA E PERSONAGGI

Anche Lucca condivide il processo risorgimentale. Nella città la partecipazione fu più intensa e appassionata, più fredda nelle campagne. Numerosi i lucchesi coinvolti nelle vicende del nostro Risorgimento: tra questi spiccano figure come Luisa Amalia Paladini, Cleobulina Cotenna, Tito Strocchi e Antonio Mordini.

 

 

Luisa Amalia Paladini

 

 

Luisa Amalia Paladini (Milano,1810-Lecce,1872) fu poetessa, giornalista ed educatrice. Dopo la caduta di Napoleone si trasferì a Lucca, città natale dei genitori, nella quale iniziò a comporre testi poetici, intrisi di sentimenti patriottici. All’indomani dell’unità d’Italia rivestì la carica di responsabile dell’ organizzazione scolastica della Toscana. Vittima della misoginia imperante in quel periodo, fu costretta a lasciare il suo incarico. Nel 1872 si trasferì in Puglia, a Lecce, dove assunse la direzione di un educandato femminile, dedicato a Vittorio Emanuele II. Per ricordarla la sua città le ha intitolato l’Istituto Magistrale Luisa Amalia Paladini, che nel corso della sua attività ha formato generazioni di maestri.

 

 

Cleobulina Cotenna

 

 

Cleobulina Cotenna (1810-1874) nacque a Lucca, nella frazione di Monte San Quirico, da una famiglia di recente nobiltà, che aveva ottenuto il titolo da Napoleone. Il nome, Cleobulina, fu scelto dal padre, fervente oppositore dei governi dispotici e memore del greco Cleobulo, oppositore alla tirannide vissuto nella Grecia dell’VIII secolo a.C. La villa dei Cotenna, infatti, grazie a Cleobulina e a sua madre ospitò per oltre trent’anni i perseguitati politici del Risorgimento, lucchesi e non: tra questi Domenico Guerrazzi e la compagna di Mazzini. Cleobulina, avendo messo a disposizione i propri averi per la causa italiana, vide il patrimonio familiare notevolmente ridotto e i discendenti alla sua morte furono costretti a vendere la villa.

 

 

Tito Strocchi

 

 

Tito Strocchi (Lucca,1846-1879) nacque a Lucca nei pressi di Porta Santa Maria da una famiglia di modeste condizioni. Studiò Giurisprudenza all’università di Pisa e fu letterato e giornalista. Fu però soprattutto un fervente patriota. La sua conclamata laicità gli alienò molte simpatie nella società lucchese del tempo. Volontario nella Terza Guerra di Indipendenza (1866), l’anno successivo partecipò alla sfortunata battaglia di Mentana, nella quale venne preso prigioniero. Legato a Mazzini dal progetto dell’ “Alleanza repubblicana universale”, Strocchi venne arrestato nel 1869 con l’accusa di cospirare contro lo Stato. Nell’estate del 1870 Tito si mise a capo di una spedizione di circa 70 lucchesi per marciare su Firenze, capitale del Regno, e promuovere un’insurrezione repubblicana. Dopo due giorni la spedizione venne bloccata e Tito arrestato. A causa della conquista di Roma del 20 settembre, egli venne liberato. Recatosi in Francia sempre nel 1870 si batté a fianco del popolo francese contro i Prussiani. Nel 1871 partecipò alla battaglia di Digione, dove riuscì insieme a Ricciotti Garibaldi a strappare ai Prussiani l’unica bandiera da loro perduta nella guerra contro la Francia. Soprannominato “le petit italienne” per la sua bassa statura, da quel momento Strocchi fu circondato da un’aura di eroismo e di fascino che non lo abbandonò mai. Morì di tisi nel 1879 e ancora oggi possiamo vederne la tomba nel cimitero urbano di Lucca. Il Sindaco e l’Amministrazione comunale lucchese tentarono di opporsi sia alla sepoltura di Tito sia all’erezione del piccolo monumento che lo ricorda in quanto il giovane rivoluzionario era conosciuto come non credente. Questione risolta da un intervento prefettizio. Sulla stele, collocata sulla tomba, è incisa una frase di Carducci, che ne loda la passione politica.

 

 

Antonio Mordini

Antonio Mordini (Barga,1819-Montecatini Terme,1902), dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, nel 1843 si trasferì a Firenze, dove organizzò una società segreta di orientamento repubblicano. Inizialmente mazziniano, egli divenne poi garibaldino e sostenne l’eroe dei due Mondi nella spedizione dei Mille: quando Garibaldi dalla Sicilia passò in Italia gli lasciò l’incarico di prodittatore. Entrato in politica, fu Ministro dei Lavori Pubblici durante il Regno d’Italia.  Nel 1896 fu nominato senatore a vita. Nel Museo è conservato il suo scranno parlamentare, restaurato e in ottime condizioni.